Negli ultimi anni, a destare maggiore inquietudine è la qualità dell’aria. Un po’ meno si discute di acqua, sebbene anch’essa sia vitale. Come mai?

L’aria è un elemento essenziale per la vita. I timori per i danni alla salute dovuti a sostanze nocive liberate nell’atmosfera dalle industrie, dal traffico, dagli impianti di riscaldamento e quant’altro sono sicuramente giustificati. Sembrerebbe che la protezione delle acque sia un problema risolto, quindi un argomento esaurito: le acque piovane sono rapidamente evacuate dagli insediamenti urbani senza gravi danni, le canalizzazioni e gli impianti di depurazione provvedono a salvaguardare fiumi e laghi, le sorgenti e le falde acquifere nel sottosuolo producono acqua potabile di qualità che sgorga a piacere dai rubinetti.

Quindi non abbiamo niente per cui preoccuparci?

Tutt’altro. Basta pensare all’estate estremamente secca del 2003, alle inondazioni un po’ in tutta la Svizzera nel 2005, ai nuovi più sfuggenti ma pericolosi microinquinanti nelle acque, come i residui di prodotti farmaceutici che usiamo a profusione, i fertilizzanti e i pesticidi, le microplastiche; tutti elementi che si aggiungono ai ciclici allarmi estivi e invernali su ozono e polveri fini nell’aria, agli ormai abituali annunci di anno più caldo del secolo, ai timori per la disponibilità nel futuro di acqua in abbondanza, come siamo abituati ad avere.

Come possiamo affrontare questi problemi?

Se pure abbiamo la consapevolezza che molto è stato fatto per la protezione dell’ambiente, occorre rimanere vigili e pronti a investire molti mezzi ancora, perché ancora molto rimane da fare, e forse la parte più difficile. Sarà necessario adattarsi ai mutamenti del clima, vi saranno nuove leggi per la riduzione dei carichi ambientali, saranno richiesti maggiori rendimenti agli impianti di depurazione, sarà indispensabile un maggiore sforzo di ognuno sia nel comportamento personale, sia finanziario.