Quando gli scarti diventano opportunità

I fanghi estratti dall’acqua finiscono all’interno di grandi silos e viaggiano attraverso un piccolo tubo fino ad arrivare a Gordola, dove vengono depositati in due silos ancora più grandi: i cosiddetti digestori. Il fango rimane a riposare per 30 giorni a una temperatura di 36°. Poi, così come lo stomaco digerisce il cibo che ingeriamo, una famiglia di batteri scompone tutte le sostanze che non sono state eliminate nel processo di depurazione dell’acqua. Avviene così una digestione anaerobica che produce biogas, il quale viene accumulato nel gasometro e utilizzato come fonte di energia.

Dopo altri 30 giorni il fango viene reso ancora più solido grazie a una centrifuga. Si ottiene così un 28% di materia secca, mentre il restante 72% è ancora acqua. La maggior parte di questo fango viene portata al termovalorizzatore di Giubiasco, dove viene bruciata in un inceneritore. Il calore generato viene usato per il teleriscaldamento. Un’altra parte finisce in un impianto di essicazione a Gordola, l’unico in tutto il Ticino, dove il fango ne esce con il 94% di materia secca, che viene bruciata nei cementifici al posto del carbone.